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L’ex patron NSB Gaetano Papalia scrive a Gianni Petrucci

L’ex patron NSB Gaetano Papalia scrive a Gianni Petrucci

Bellissima lettera aperta dell’ex presidente NSB Gaetano Papalia, al presidente Petrucci. Lettera che pubblichiamo integralmente di seguito:

Carissimo Presidente, sai bene quanta stima io nutra da sempre per te e quanto tu sia apprezzato dal movimento cestistico italiano per la tua passione, per la tua competenza e in particolar modo per quell’equilibrio di giudizio che da buon pater familias in più occasioni hai assai opportunamente dimostrato. Ti scrivo quale eterno innamorato della pallacanestro, ma non da tifoso. Non ho alcun ruolo formale per potermi rivolgere al presidente della Federazione, però forse proprio questa mia terzietà mi induce a rivolgermi a te, oltre che per la nostra antica amicizia, per il fatto di aver trascorso molti anni nelle trincee dello sport, dall’ippica al calcio, dall’atletica leggera alla pallavolo, dal rugby al basket. Ci ho vissuto dentro un po’ come praticante, di più come sponsor ma maggiormente come gestore di attività sportive sia dilettantistiche che professionistiche. Tuttavia, per onestà intellettuale, devo dirti che la preoccupazione che sto per manifestarti scaturisce dall’osservazione delle vicissitudini cestistiche della prima squadra della mia Rieti, la NPC di Giuseppe Cattani. Nella fase più cruciale del proprio campionato, il club amaranto-celeste ha registrato l’indisponibilità di oltre due terzi dei propri giocatori professionisti tesserati ed è ampiamente prevedibile che nei prossimi giorni non potrà contare su altri atleti.. Il motivo si sa, nel
caso reatino si tratta di una recrudescenza dei contagi da covid-19 che ha costretto la società a porre molti giocatori e tecnici in quarantena ovviamente obbligatoria, ed a sottoporre quei pochi che nel frattempo ne uscivano in quanto “negativizzati” a poche sedute di ripresa allenatoria. Condizioni queste palesemente insufficienti ad un recupero della forma, con la inevitabile conseguenza di una
vera e propria ulteriore epidemia infortunistica non appena scesi sul parquet per affrontare le tirattissime gare di questo scorcio di campionato, determinante per il futuro del club e per la loro stessa carriera.
Si potrebbe eccepire che la pandemia è una sfortunata e drammatica condizione nella quale tutti i club si sono trovati o si sarebbero potuti trovare. Ma è proprio su questo “condizionale passato” che vanno rovinosamente ad infrangersi protocolli sanitari, delibere e circolari varie. Le regole correttamente emanate dalla Federazione per poter affrontare al meglio questa disgraziata pandemia hanno avuto il compito di guidare le scelte societarie, ma non renderanno mai giustizia delle disparità di condizioni che una situazione emergenziale ed incontrollabile (non certo la malagestio di un Presidente) ha finito per determinare. In ogni contesto regolato dal diritto, le cause
esogene di un mancato ottemperamento di regole pur predefinite, escludono ogni responsabilità soggettiva. E’senza alcun dubbio vero che la straordinarietà del periodo che stiamo vivendo incombe su tutti indistintamente, ma solo potenzialmente su tutti visto che c’è chi ha fatto i conti col covid19 prima e chi dopo, chi poi lo ha subito ob torto collo in misura oggettivamente più diffusa e violenta e chi ne è stato vittima in misura decisamente minore. Nella normalità della vita, la fortuna è sicuramente un elemento che, come si usa dire, fa parte del gioco. Tuttavia, non può assolutamente essere considerato tale in una condizione di incontrollabile alterazione delle pari opportunità sportive.
Carissimo Presidente, consentimi di dire che alle regole comportamentali, alle quali è bene dirlo tutti si devono rigorosamente attenere, la Federazione deve, a mio modesto parere, anteporre i principi e i valori che hanno ispirato la propria dichiarazione di mission e che così recita nel suo terzo capoverso: “Le finalità istituzionali sono attuate nel rispetto dei principi di democrazia interna e di uguaglianza e pari opportunità, con esclusione di ogni forma di discriminazione razziale, religiosa e politica, e nella salvaguardia della tutela sanitaria delle attività sportive” Pari opportunità tra i club e salvaguardia della tutela sanitaria dei giocatori e dei tecnici, purtroppo non sono garantiti, ma perché non possono essere in alcun modo garantiti, dalle procedure contenute nel Protocollo Sanitario, né dalla Delibera del Consiglio Federale n. 290/2021 e neanche dalla Delibera Presidenziale n. 96/2021. Non si può consegnare a tecnicismi regolamentari la tutela dei principi contenuti nel terzo capoverso della Dichiarazione Mission o il rispetto dei valori di riferimento così ben enunciati dal Codice Etico (nella versione opportunamente aggiornata nel maggio 2014) e che si sostanziano nella evidente volontà della FIP di agire “in ottemperanza ai principi e ai doveri fondamentali, inderogabili e obbligatori, di lealtà e correttezza sportiva, libertà e dignità della persona umana nel rispetto delle diversità”.
Carissimo Presidente, sono convinto che tu stesso, in cuor tuo, sia assolutamente consapevole della profonda ingiustizia che si sta consumando nei confronti della NPC come di tutti quei club che si trovano in analoghe condizioni geografiche e temporali rispetto all’andamento random dei contagi. Credo che Federazioni e Leghe debbano responsabilmente aprire un tavolo di confronto e di verifica con i club palesemente quanto incolpevolmente danneggiati dalla pandemia. Una condivisa decisione preventiva, che impedisca il precipitare degli eventi, verrebbe obiettivamente accolta come una iniziativa di estrema avvedutezza e lungimiranza. Come avrai notato, non ho volutamente posto l’accento sulle difficoltà economiche (ed uso un eufemismo, per non parlare di disastrose conseguenze aziendali) che il mio caro amico Giuseppe Cattani sta affrontando e dovrà continuare a fronteggiare. Mi scuserà Giuseppe se non ho dato
l’importanza che tali difficoltà invece meritano, ma sono certo che, anche tra le sue priorità, ci sia innanzi a tutto la tutela dei valori sportivi e dell’orgoglio dei nostri colori amaranto-celesti, ci sia la Rieti della pallacanestro che nessuno di noi può e deve consentire che venga ingiustamente mortificata.
Con immutato affetto

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