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Crac Tor Di Valle, una condanna e due assoluzioni. Tre anni a Gaetano Papalia

Crac Tor Di Valle, una condanna e due assoluzioni. Tre anni a Gaetano Papalia

Cadute tutte o quasi le accuse nel processo per il crac della società Ippodromo di Tor Di Valle srl. I giudici della IV sezione del tribunale di Roma hanno condannato in primo grado a tre anni di reclusione, con l’accusa di bancarotta patrimoniale, l’amministratore dell’azienda ed ex patron della NSB Rieti Gaetano Papalia.

GLI ALTRI IMPUTATI — Gli altri due imputati, Mauro Ciccozzi (liquidatore della società Ippodromo) e Michele Saggese (amministratore unico Sais), invece, sono stati assolti, “perché il fatto non sussiste”. Nei confronti di Umberto Papalia, che nel corso del processo durato oltre quattro anni è deceduto, è stata dichiarata sentenza di non luogo a procedere.

IL LEGALE — Soddisfatto  il difensore di Papalia, l’avvocato Giandomenico Caiazza:“Dalle iniziali contestazioni è rimasto ben poco. Il mio assistito è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, – come si legge sul Messaggero – messo a bilancio, per 2,5 milioni di euro. Non va dimenticato che secondo l’impostazione accusatoria la bancarotta era di oltre 22 milioni di euro”.

CAIAZZA — Papalia – secondo il capo d’imputazione – aveva compiuto una serie di operazioni per spogliare dai debiti la Sais e passarli alla Ippodromo, in modo da distrarre il patrimonio, eludere le imposte e poter cedere i terreni dove sarebbe dovuto sorgere lo stadio della Roma. “Tutto quanto questo con la sentenza è venuto meno – ha continuato l’avvocato Caiazza – In appello siamo sicuri che verrà riformato anche l’ultima frazione per cui oggi c’è stata condanna”.

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