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Un male necessario, una passione senza appassionati.

Un male necessario, una passione senza appassionati.

Un weekend di sport “mozzo” e cosi i prossimi ancora, per un mese. Stadi e palazzetti, tutto vuoto, tutto senza il calore dei tifosi. Lo ha deciso il governo, lo ha fatto per tutelare la salute pubblica. Un male necessario (forse) verrebbe da dire, un mese di passione senza appassionati.

NESSUNO ESCLUSO— Il provvedimento tocca tutti, nessuno escluso, con una serie di ripercussioni, anche economiche, per i club. Sarà un periodo lungo, come è lunga ogni settimana aspettando di sedersi in tribuna e gioire di uno spettacolo che si ripete, ma che a partire da questo weekend avrà contorni strani, insoliti, spenti. Per carità, la passione non si spegne mai  del tutto, e si vivrà semplicemente in maniera diversa: chi fuori dal palasport, chi davanti alla tv, perché alla fine lo sport è soprattutto della gente e della sua gente, lo sport, ha bisogno. E allora non ci resta che aspettare, trenta giorni sono ben più lunghi di una settimana di attesa, trenta giorni in cui ingegnarsi, soffrire, respirare le passioni in modo diverso, ed accumulare dentro quella voglia di tornare ad esserci, di dare un contributo, di far sentire la propria voce. Lo sport continua, la passione anche, ma è una passione a porte chiuse, sperando che tutto questo passi in fretta e che si possa tornare a vivere con un pizzico di paura in meno e tanta sana voglia di sport in più. Quello da vivere in tribuna e sugli spalti, quello da condividere in un abbraccio col vicino di posto, a prescindere dalle stagioni e dai risultati. Lo sport vissuto sugli spalti mancherà, ma la passione, diversa, continuerà a bruciare.

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