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Calcio

Tommasi: “La stagione forse è finita”. Gravina: “3000 società a rischio tra i dilettanti”

Tommasi: “La stagione forse è finita”. Gravina: “3000 società a rischio tra i dilettanti”

Oggi ci sarà l’incontro tra l’Associazione Italiana Calciatori e la Lega Calcio per discutere del futuro del campionato e della questione stipendi dopo lo stop causato dal coronavirus. Temi principali del calcio professionistico che non riesce a vedere la luce in fondo dal tunnel, del resto come il calcio dilettantistico, che seppur nascosto dai riflettori che si concentrano sulla Serie A, B e C, lancia un messaggio disperato al Governo per le difficoltà di gestione che potrebbero portare al fallimento di moltissime società. Facciamo allora il punto con le parole di Tommasi, presidente dell’Aic, e Gravina, capo della Figc.

LE PAROLE DI TOMMASI –  E’ intervenuto così Damiano Tommasi all’Ansa: “Sul tavolo abbiamo un elemento in più rispetto alle scorse settimane, dopo le parole del ministro Spadafora la preoccupazione che si chiudano qui i campionati c’è. Quindi bisogna porsi il problema della chiusura della stagione da un punto di vista sportivo, dei contratti, insomma formale”. Che ha poi aggiunto sulla questione stipendi: “Sul taglio degli stipendi cerchiamo se possibile una soluzione comune. La Juve è andata avanti ma non ci ha colto di sorpresa, se hanno trovato già un accordo è meglio così”

RISCHIANO 3000 SOCIETA’ – Gabriele Gravina esprime tutta la sua preoccupazione su questa emergenza: “Indubbiamente, sono preoccupato per tutto il sistema, dalla A fino al mondo dei Dilettanti. Comincerei proprio da questi ultimi, perchè credo che siano quelli maggiormente a rischio. Potremmo perdere circa tremila società, sarebbe un disastro”. Conclude sui possibili aiuti dal Governo: “Non chiediamo soldi sia chiaro, si sta strumentalizzando la situazione, stiamo cercando di risolvere i nostri problemi internamente. Il calcio rappresenta la terza industria del paese. Cosa chiediamo? Snellire la macchina burocratica, innovare e rivisitare alcune norme che oggi bloccano e penalizzano le società”.

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