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Calcio

Rieti, uno “stupro” ininterrotto, che da quasi due anni svilisce l’immagine di una città intera

Rieti, uno “stupro” ininterrotto, che da quasi due anni svilisce l’immagine di una città intera

Rieti svilita, Rieti svergnognata agli occhi del mondo, Rieti ridicolizzata. O forse, per dirla alla Caneo: Rieti stuprata. Inutile girarci troppo intorno, basta fare finta di niente: dalla promozione in serie C datata 29 aprile 2018 ad oggi, giovedì 23 gennaio 2020, di questa società e di tutto l’interesse che gli si era creato intorno, è rimasto ben poco.

CURCI, PERCHE’? — Proprietà passata di mano in mano, con un comun denominatore chiamato Riccardo Curci, osannato e portato in trionfo quando era il momento, ma oggi da condannare senza appello per non avere avuto il coraggio di alzare il dito in pubblica piazza e dire: “Signori, da solo non sono in grado di sostenere la serie C”. Per troppo amore? Per orgoglio? Per egoismo? Difficile rispondere, perché se lo chiedi al diretto interessato, ancora oggi non è in grado di dare una risposta. Certo, non è che tutti coloro che lo hanno supportato dal 2015 ad oggi hanno saputo farlo ragionare, ma è anche vero che di fronte ad una spesa ben più esosa di ciò che hai in tasca, non si può sempre affrontare la cosa col “pagherò” oppure “qualcuno se la comprerà” o, peggio ancora, “la lascio al primo che capita”. Perché poi riavvolgendo il nastro è accaduto proprio questo: lasciare il Rieti al primo che capitava a tiro, rifiutando proposte concrete e decisamente più convincenti come quella, per esempio, presentata dall’attuale presidente della Viterbese Marco Arturo Romano.

TANTA AMBIGUITA’ — Da Poulinakis a Troise, passando per una serie innumerevole di “personaggetti” e “personaggioni” dei quali Rieti ne avrebbe fatto volentieri a meno, lo “stupro” societario, sportivo e – cosa ben più peggiore – cittadino è andato avanti e non si è ancora arrestato. Oggi Rieti calcio fa rima con “barzeelletta d’Italia”: siamo derisi ovunque, nessuno se la sente più di sposare questo progetto e quel poco che è rimasto viene gestito dalla saccenza di un altro personaggio ancora tutto da decifrare che per ora ha prodotto tante chiacchiere, ma pochi fatti e che non ha ancora ben chiaro in quale direzione spingere una barca ormai alla deriva. O forse sì, ma intanto nella stiva entra acqua, la linea di galleggiamento si sta abbassando ed il Rieti sta per essere inghiottito dai fondali verso gli abissi. Bravi, tutti, complimenti vivissimi. Di voi, tutti, in questa piazza non resterà di certo un buon ricordo. E forse, per una volta, la Liberazione coinciderà col 26 aprile.

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