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Calcio

Vergogna Rieti, 6 gol in 34′ dalla Casertana. Mariani al capolinea? Sì ma non solo lui. È ora di fare pulizia

Vergogna Rieti, 6 gol in 34′ dalla Casertana. Mariani al capolinea? Sì ma non solo lui. È ora di fare pulizia

Il Rieti perde la partita e pure la faccia. La squadra di Mariani esce con le ossa rotte dal Pinto di Caserta, dove i falchetti allenato da Ciro Ginestra “chiudono” il set in poco meno di un tempo ed il 6-1 finale finisce negli annali del club amarantoceleste.

Starita (doppietta) e Castaldo (tripletta), con la complicità di Pegorin – peggiore in campo – aprono la crisi di un Rieti ridicolizzato non solo per i 6 gol, ma anche e soprattutto per una ripresa da “garbage time” con la Casertana a gestire il possesso-palla per non infierire ulteriormente.

Più umiliante la goleada o il “torello”? Bella domanda, alla quale in parte risponde a fine gara il presidente Curci che scrive: “C’è solo da vergognarsi”. Come dargli torto?! Ma il problema è che le prime responsabilità sono proprio le sue, patron innamorato di questi colori, ma ormai stanco e lontano da dinamiche calcistiche tali da garantire al Rieti un presente e un futuro solido.

Tanti gli errori commessi nell’ultimo anno e mezzo: dall’aver venduto al primo greco conosciuto, all’essersela ripresa seppur consapevole che sarebbe stata dura gestirla. Dal non aver passato la mano in estate, al mettere la società in mano ad un personaggio (l’amico Fabiani) che con la scusa di due plusvalenze – quelle di Maistro e Gondo – ha scambiato Rieti per una “discarica” costringendo (il termine è forte, ma appropriato) Curci ad accollarsi mezza Primavera 2 di una Salernitana arrivata penultima lo scorso anno in un campionato senza retrocessioni.

Cosa fare adesso? Semplice. Fermarsi, rimuovere con celerità le “scorie” e rimpiazzarle con giocatori veri, di categoria. No pratiche, no “marchette”, no gente inadeguata. Perché questa società ha una storia, una tifoseria, una città, ma soprattutto una dignità. Il tempo per agire ce n’è a sufficienza. Prego, qualcuno cominci ad accomodarsi alla porta, avendo il coraggio di alzare la mano e riconoscere la propria inadeguatezza: dalla proprietà al magazziniere. Nessuno escluso.

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