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Il destino del Rieti è appeso ad un filo: 800mila euro in 48 ore o addio serie C

Il destino del Rieti è appeso ad un filo: 800mila euro in 48 ore o addio serie C

Ottocentomila euro dividono il Rieti dalla serie C. Ottocentomila euro da garantire entro la mezzanotte di lunedì, pena la cancellazione dalla mappa calcistica professionistica: 380 mila euro riguardano gli stipendi di calciatori e dipendenti, che da marzo non prendono soldi, 350 mila euro è la garanzia fideiussoria che si va ad aggiungere a quella già in essere (che scadrà il 31 ottobre una volta sistemato anche il mese di giugno), 65 mila euro è la tassa d’iscrizione, che può anche essere versato per poco più della metà (35mila euro) e la restante parte rateizzata in 5 tranche.

FUTURO A RISCHIO – In questo momento il destino del club amarantoceleste e dei suoi 83 anni di storia sono nelle mani di Riccardo Curci, presidente e proprietario al 100% della società, l’unico che burocraticamente può intervenire: poi per la successione si vedrà. Ma a tutt’oggi non ci sono certezze: il segretario generale Gabriele Di Leginio, ieri ai tifosi che lo incalzavano per conoscere dalla sua viva voce la reale situazione, ha spiegato che “si sta lavorando per iscrivere la squadra alla serie C” aggiungendo però, l’aspetto più significativo e cioè che “a tutt’oggi non sono stati pagati gli stipendi e c’è da fare la fidejussione”. Due aspetti tutt’altro che secondari, due step che dovranno viaggiare di pari passo almeno fino a lunedì, quando un emissario della società dovrà presentarsi a Firenze e depositare tutto in Lega. A patto che tutto sia stato ultimato per tempo.

CURCI COMBATTUTO – E Curci? Il presidente non risponde più al telefono, si è chiuso in se stesso, comunica solo ed esclusivamente col “direttore” Di Santo, in attesa che arrivi l’offerta giusta alla quale non poter dire di no. Il suo ciclo al timone del Rieti lo si può considerare abbondantemente chiuso, si sta adoperando per evitare il peggio (una mancata iscrizione o addirittura un fallimento, che non è da escludere), ma ci sarà da tremare fino alla fine. Nel complesso balla quasi un milione di euro, roba da far tremare i polsi, cifre che questa società probabilmente non è più in grado di sostenere, così come non è in grado di reggere ulteriormente l’urto con la serie C. Almeno in queste condizioni, almeno fino a quando non si creeranno le basi, i presupposti, per poter programmare per tempo ogni cosa.

I TIFOSI COMPRENDONO – Al tifoso dispiace questa situazione, ma ieri quei pochi aficionados amarantoceleste che si sono voluti confrontare col club sui gradoni dello “Scopigno” erano concordi nel dire “se dobbiamo stare ogni anno in queste condizioni, non ha senso fare la serie C”. Un ragionamento da persone mature, un pensiero che inconsciamente “protegge” una proprietà, un professionista, ma soprattutto un tifoso come loro, vale a dire Riccardo Curci, che gli stessi tifosi considerano “Il Presidente” per antonomasia, il migliore tra tutti quelli che si sono succeduti dal ’36 ad oggi.

LA GIUSTA DIMENSIONE – Ed allora, se questo è il ragionamento di base, forse la cosa migliore da fare in questo momento è proprio preservare l’uomo Curci (e la sua famiglia) e dimensionare il calcio cittadino alle reali potenzialità di un territorio che, purtroppo, non ha i supporti minimi per poter competere con piazze dove il professionismo o c’è sempre stato o va e viene ma in contesti già avvezzi a questo.

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