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Nel Rieti delle “vertenze”, Zanchi resta l’esempio da seguire: ancora una volta il migliore in campo. Al di là dei soldi

Nel Rieti delle “vertenze”, Zanchi resta l’esempio da seguire: ancora una volta il migliore in campo. Al di là dei soldi

“Ci sono uomini, mezz’uomini, ominicchi, piglianc..o e quaquaraquà”. Parafrasando un Leonardo Sciascia d’annata, nel Rieti di oggi – al netto delle questioni societarie e delle vertenze dei singoli – si sta manifestando una suddivisione che per certi versi sembra seguire “lo schema” dello scrittore italiano. Ma a dirlo non siamo noi, bensì il campo, arbitro e giudice insindacabile, che ogni sette giorni emette una sentenza inappellabile.

ZANCHI L’ESEMPIO — Per decenza e soprattutto per non voler infierire ulteriormente su una situazione che pian piano si sta palesando agli occhi di tutti, ci vogliamo limitare alla categoria degli “uomini” perché se dovessimo elencare i “quaquaraquà” probabilmente non ci basterebbe l’inchiostro. E tra gli “uomini” la fascia di capitano la diamo ben volentieri ad Andrea Zanchi. I motivi? Semplici ed evidenti. Carte e dati alla mano, è il giocatore che in termini economici impatta più di chiunque altro, è quello che in questo Rieti di medio-bassa levatura ha un ingaggio da top player, ma è anche quello che, dall’inizio della crisi ad oggi, sta dimostrando – coi fatti e non con le chiacchiere e le buone intenzioni – di valere ciò che si guadagna e di poter rappresentare un esempio da seguire. Ad Avellino riaprì la gara e fece una partita di spessore, ieri contro il Catania è stato sicuramente l’ultimo a mollare, un po’ come accaduto anche a Vibo, contro la Viterbese o a Castellammare nel 2-0 alla Cavese.

AL DI LA’ DEI SOLDI — Ed è un aspetto, questo, che per onestà intellettuale va sottolineato, rimarcato, evidenziato a più riprese perché se è vero che in estate non sono mancati i momenti di tensione con la proprietà, è altrettanto vero che oggi il campo parla per lui. Zanchi “capitano morale” insomma, uomo ancor prima che calciatore, un esempio da seguire, un modello da tenere in mente, perché in quel rettangolo verde per 90′ e oltre, come ha spiegato domenica in conferenza stampa Cristiano Lucarelli – uno che ha davvero rinunciato ai soldi per amor di maglia (vi ricordate il libro “Tenetevi il milione” ?) – in questi casi “o ti concentri sull’aspetto sportivo isolandoti da tutto e da tutti, oppure vai fuori di testa e scendi in campo distratto”. Ecco, Zanchi (e poc’altri) fanno parte della prima schiera, tutti gli altri invece probabilmente hanno staccato la spina. La speranza? Di esserci sbagliati e di ritrovare tutti gli altri già domenica contro il Bisceglie e quella dopo a Rende, con la stessa testa di Zanchi. Anche ossigenati, se necessario!

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